“RENCONTRES MUSICALES”:
I luoghi

Il festival Rencontres Musicales si svolge a Conegliano: la città con i suoi spazi più preziosi e più suggestivi diventerà un palcoscenico incantevole.
Le composizioni musicali dei compositori più famosi risuoneranno all’interno del Convento di San Francesco, lungo la passeggiata Madonna della Neve e le mura cittadine, riempiranno le aule della Sala dei Battuti, il Teatro Accademia e il suo ridotto. Il centro di irradiazione sarà Villa Gera, simbolo di mecenatismo e cultura, un contesto di prestigio che è la quint’essenza di un paesaggio che amiamo.

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Campus San Francesco

Il Campus San Francesco nasce dalla valorizzazione dell’antico convento di San Francesco a Conegliano, un luogo di grande importanza storica e artistica. Grazie a un attento restauro, oggi è diventato una struttura moderna dedicata all’ospitalità sostenibile.

Gestito dalla cooperativa sociale CSA Centro Servizi Associati, il campus offre servizi di accoglienza di alta qualità rivolti a studenti, professionisti e turisti, sia italiani che internazionali.

La sua missione è favorire incontro, crescita e nuove sinergie: è infatti uno spazio ideale per percorsi formativi, stage e sviluppo professionale. Allo stesso tempo, è aperto anche a privati, enti e aziende che desiderano vivere esperienze uniche in una location storica e suggestiva.

L’ex convento di San Francesco, costruito tra il 1371 e il 1411 dai frati Francescani, raggiunse il massimo splendore nel XVIII secolo con l’ampliamento del complesso: furono realizzati due chiostri, una grande chiesa a navata unica con nove pale d’altare, un’abside dedicata alla Madonna della Neve, oltre a un ampio brolo e una ricca biblioteca.

Durante l’epoca napoleonica iniziò un periodo di decadenza: la struttura venne riadattata a diversi usi, tra cui alloggi militari, armeria, infermeria, rifugio per indigenti e anziani, fino a diventare una scuola, funzione mantenuta fino al 2000.

Nel 2000 la Fondazione Cassamarca di Treviso avviò un importante intervento di restauro che ha portato alla rinascita del complesso, oggi sede del Campus San Francesco. Del convento originario resta il chiostro maggiore, che conserva il fascino rinascimentale, con un cortile centrale, un pozzo seicentesco e un porticato caratterizzato da eleganti arcate a tutto sesto sostenute da colonne con capitelli compositi.

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Abbazia di Santa Maria di Follina

La parrocchia:
L′Abbazia di Santa Maria di Follina, in provincia di Treviso, nasce come monastero cistercense.
La parrocchia prende forma attorno a questo importante luogo di culto nel 1819, rendendolo uno spazio d′incontro per la comunità locale e per i visitatori.
La sua posizione, a poca distanza dai passi del Praderadego e del San Boldo, lo rendono lungo i secoli una tappa obbligatoria dei pellegrini. La chiesa dell′abbazia di Follina viene innalzata al rango di basilica minore nel 1921. Il parroco di allora, figura paterna per la comunità follinese e grande fautore del ripristino dell′architettura, è padre Anacleto Maria Milani, Servo di Maria.
A lui si devono, oltre al rango basilicale, il titolo di Monumento Nazionale e l′incoronazione solenne della statua della Madonna da parte del patriarca di Venezia.

 

Il santuario:
Gioiello di architettura romanico-gotica, il santuario di Santa Maria di Follina sorge ai piedi delle Prealpi Trevigiane, tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. La sua posizione, a poca distanza dai passi del Praderadego e del San Boldo, la rendono lungo i secoli una tappa obbligatoria dei pellegrini.
Custode da tempo immemore del simulacro della Madonna con bambino, un′antica statua in pietra dalle origini ancora sconosciute, l′abbazia di Follina è essa stessa meta della devozione. Punto di riferimento all′interno della diocesi di Vittorio Veneto, ha un particolare legame storico con i fedeli del bacino del Piave e delle valli bellunesi. Ancora oggi, infatti, si rinnova ogni anno il legame spirituale con le genti dell′Alpago, attraverso il secolare pellegrinaggio del giorno di Pentecoste.
Sempre di più però sono le persone provenienti da altri luoghi d′Italia e dall′Europa, che giungono presso il santuario di Follina attratti dalla bellezza e dalla pace del chiostro e dalla profondità della sua storia.

 

La basilica:
La chiesa dell′abbazia di Follina viene innalzata al rango di basilica minore nel 1921. Questo importante avvenimento si inserisce in un periodo di grande fermento: sono infatti gli anni dei restauri del complesso abbaziale, degradato dalla trasformazione dello spazio del chiostro in abitazioni e colpito da un ordigno bellico sul finire della Prima Guerra Mondiale.
Il parroco di allora, figura paterna per la comunità follinese e grande fautore del ripristino dell′architettura, è padre Anacleto Maria Milani, Servo di Maria. A lui si devono, oltre al rango basilicale, il titolo di Monumento Nazionale e l′incoronazione solenne della statua della Madonna da parte del patriarca di Venezia.

 

La storia:
L’abbazia Santa Maria di Follina è un complesso monastico che sorge ai piedi delle Prealpi Trevigiane. La sua iniziale conformazione si deve all’opera dei monaci cistercensi, giunti in valle – l’antica Valmareno – attorno alla metà del XII secolo. La nuova costruzione viene avviata su un sito già interessato da un insediamento, del quale non si hanno ad oggi informazioni, ma che è testimoniato dal ritrovamento, nel Primo Dopoguerra, di resti architettonici sotto la pavimentazione della chiesa.
Il cantiere cistercense – che come indicato da san Bernardo doveva sorgere nei pressi dell’acqua, del monte, del piano e assicurare il silenzio – vede affiancati tra loro il luogo di culto con gli ambienti della vita quotidiana, raccordati dalla costruzione del chiostro nel 1268.

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Teatro Accademia

Nel cuore di Conegliano sorge il Teatro Accademia, di tipica architettura neoclassica, la cui grande facciata domina Piazza Cima da una scalinata, ai lati della quale sono posizionate due caratteristiche sfingi in pietra. Si accede al portale attraverso un portico, nella parte centrale sporgente verso la piazza.

La costruzione fu iniziata sotto il dominio austriaco e venne conclusa nel 1868. Nato dall’idea che il vecchio Teatro Concordia, in Contrada  Borghetto (attuale via Teatro Vecchio) non riuscisse a soddisfare le richieste, venne edificato grazie ai progetti dell’architetto udinese Andrea Scala.  Venne inaugurato il 5 settembre 1869 ;  per l’occasione fu rappresentato Il Conte Ory di Gioachino Rossini.
Ristrutturato più volte a partire dal 1937, dal 1946 ha iniziato anche un’attività cinematografica.

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Villa Gera

Nel 1827, Bartolomeo Gera giunse a delineare il suo miglior progetto che ancora oggi impreziosisce la Città.
Consultandosi con il Conte Cicognara e con il fratello Vittore, architetto e agronomo, individua in Giuseppe Jappelli (Venezia 1783-1852) l’architetto adatto per dare forma al suo sogno: una villa splendida che esprima solo il bello dell’arte e che possa essere per tutti la perla di Conegliano!
Un edificio che si libri verso l’alto, tipo il Partenone a misura d’uomo, del passo, della vita e delle stagioni di chi la elegge a buen retiro per gli studi e le conversazioni, come un luogo di pace affacciato sulla pianura.
Convinto della necessità di promuovere l’arte fra i giovani, senza barriere sociali, politiche, di ceto o di provenienza, per scolpire il maestoso timpano che mostra alla città figure a grandezza naturale, Bartolomeo sceglie Marco Casagrande, giovane studente dell’Accademia di indiscusso talento, di origini contadine, che egli stesso manteneva agli studi.
L’Architettura accoglie le Arti Sorelle e apre loro la sua casa. Grande esempio della personalità del Gera: aprire le porte a chiunque possa contribuire con un dialogo costruttivo a una crescita culturale, artistica, sociale.
Aprirsi alle nuove idee, essere pronti ad accogliere un progetto imprevisto, ma buono e a farlo proprio, quasi a salire su un treno in corsa.

 

Così presero vita gli affreschi del salone: i cartoni con la bozza dei dipinti che, nel giugno del 1835, Giovanni Demin (1786-1859) presentò a Bartolomeo, erano tutto e il contrario di tutto. Cesare e il suo esercito conquista il territorio degli Elvezi: la Gloria. La popolazione autoctona, soggiogata dopo una feroce battaglia, abbandona con dignità la sua terra allo straniero: la sconfitta. E Cesare, dopo i successi di condottiero, perisce sotto le coltellate dei suoi familiari: il riscatto, la giustizia che la storia, talvolta, riconosce ai più deboli.
Difficile non leggervi il soffio irredentista del risorgimento antiaustriaco. Ciò non ostante, Bartolomeo accetta il rischio e dà via libera a Demin: salire sul treno in corsa e rimanere in piedi… Gera aveva 66 anni; un’età ragguardevole, all’epoca, ma una mente vivace, giovane e rivolta al futuro.
Quel futuro è il nostro presente; Bartolomeo morì nel 1848, ma il suo messaggio non è mai stato più attuale. Sta a noi farlo nostro e riscoprire nel mondo di oggi la sua visione della vita che altro non era che il suo modo di vivere arte e cultura.
Villa Gera in Castello, dopo quasi duecento anni, è ancora là, sul colle di Giano, incorniciata dallo splendido paesaggio e dalla rassicurante cinta medievale sulla quale si dispiega un suggestivo camminamento. E, oggi come allora, le sue porte sono aperte a chi, con amore e rispetto, vuole respirare la cultura come Bartolomeo Gera la sognava, così come reca l’iscrizione sul tempietto sulle Mura: Pace e Amicizia.


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